Viaggio in un paese da cartolina          

AOTEAROA, la “Terra della lunga nuvola bianca” come l’ha chiamata Kuramarotini, la moglie del navigatore polinesiano Kupe che la scopri nel X secolo approdandoci in piroga, è il nome maori della Nuova Zelanda.  La cultura maori (cioè “i normali”) è diffusa dovunque, ma soprattutto al nord dove sono diffusissimi i “marae”, i templi sacri della gente maori. Un viaggio in Nuova Zelanda non è completo senza una visita al marae di Waitangi, dove gli indigeni stipularono un trattato con gli inglesi che salvaguardava l’indipendenza delle tribù locali. Le storie maori sono spesso contenute nei tatuaggi per i quali questa gente va famosa: i guerrieri utilizzano il “moko” (il tatuaggio) per raccontare la propria storia. Ogni segno indica un diverso avvenimento della propria vita personale. La lingua maori è ufficiale in Nuova Zelanda.

Questo è un paese da visitare assolutamente “on the road”. Basta prendere una macchina e mettersi sul una strada qualunque: ogni punto dove ci si ferma offre un’immagine che potrebbe stare benissimo su una cartolina. La varietà dei paesaggi che offre la Nuova Zelanda è impressionante: si va dalle lagune tropicali in stile polinesiano, a una miriade di baie solitarie seminascoste alla vista, alle aree vulcaniche e geotermiche con una concentrazione di geyser sbuffanti spaventosa, alle vallate tappezzate di vigneti, ai pascoli verdeggianti, alle zone di montagna in stile dolomitico con morene e ghiacciai. 

In mezzo a questa varietà di immagini panoramiche, quello che manca spesso sono le persone. Su un territorio la cui morfologia somiglia tantissimo a un’Italia rovesciata vivono solo 3 milioni di persone, più del 70 % nell’isola del Nord dove ci sono le città più grandi. In compenso ci sono decine di milioni di pecore: il rapporto tra ovini e abitanti è di circa 20:1. 

Nella regioni centrali dell’isola del Nord, tra Rotorua e Taupo, caratterizzate da una forte attività vulcanica, ci sono fenomeni naturali stupefacenti. Solo qui si possono vedere laghi di acqua rosa, gialla, o verde pisello. Nell’area geotermica di Waiotapu ce n’è uno in cui appaiono tutti i colori dell’iride, mutando continuamente secondo lo sviluppo di gas dal fondale: non per niente lo chiamano “Artist’s palette” (la tavolozza del pittore). Decine di geyser eruttano vapore al cielo con una regolarità che lascia stupefatti.  Pozze di fango ribollente si aprono sotto i piedi non appena uno esce dalle passerelle di legno.

Nell’isola del sud i ghiacciai scendono fino al mare, i fiordi sono profondi come quelli della Norvegia, nei laghi e nei torrenti tra prati colorati dai lupini si pescano trote e salmerini enormi. 

La fauna è ricchissima di uccelli, meno di animali terrestri. L’animale nazionale della Nuova Zelanda è il kiwi, pulcinotto dal lungo becco che non vola quasi impossibile da avvistare in libertà per via delle abitudini notturne. Gli uccelli marini sono presenti in grande abbondanza: cormorani, albatros, sule, aquile di terra e di mare. Nell’isola del sud in vari punti ci sono colonie di leoni di mare, otarie e pinguini.

La flora è caratterizzata da un gran numero di specie autoctone, tra cui spiccano le felci presenti in circa 80 varietà. L’albero nazionale è la pohutuhawa, l’albero di Natale dei neozelandesi, un sempreverde che cresce dovunque lungo le coste e si riempie di fiori rossi durante l’estate australe.

Per finire, pur essendo i neozelandesi una popolazione tutto sommato numericamente esigua, brillano stelle dello sport che spesso salgono alla ribalta di campionati del mondo e olimpiadi: i mitici All Blacks del rugby che si presentano agli incontri con la “haka”, la danza di guerra maori, l’otto con timoniere del canottaggio, i campioni della vela. Persino nel calcio si fanno valere, ne sa qualcosa l’Italia di Trapattoni costretta al pareggio dai “kiwi” al mondiale sudafricano del 2010.

Il viaggio ha toccato tutte le località più famose dell’isola del Nord, fino alla punta di Cape Reinga nel Northland, proseguendo nell’isola del Sud fino a Dunedin, Invercargill e al Fjordland National Park. Il testo scritto non è ancora pronto, ma le foto caricate sono tantissime (più di 100) e descrivono bene tutti i luoghi del percorso.