Diario di viaggio nel Sunshine State           

Si vede subito che siamo nel “Sunshine State”, basta guardare i cartelli di benvenuto e le targhe delle auto con la “O” di Florida trasformata in sole splendente. In effetti la media annuale dei giorni di sole qui si aggira intorno a 260. Quando piove però piove forte. Soprattutto d’estate l’acquazzone serale è in agguato, quando il cielo scarica a terra a secchiate l’umidità assorbita nel corso della giornata. Per non parlare degli uragani tropicali, che passano tutti di qui con conseguenze a volte devastanti, prima di andare a morire verso Nord.

Sole e acqua hanno creato una serie di ambienti naturali peculiari di questo stato. Sono qualcosa di più che lagune e paludi: in realtà tutta l’estremità sud della Florida è un grande acquitrino che mano a mano che ci si avvicina al limite costiero si mescola e si confonde con l’acqua salata del Mar dei Caraibi.

Miami è il punto di partenza del giro in Florida: città scenografica, spettacolare, pacchiana finché si vuole, ma comunque da vedere. Da Miami ci si può muovere verso due direttrici: a sud, in direzione della grande zona umida delle Everglades brulicante di vita, o verso nord in direzione di Orlando.

Le Everglades occupano la punta meridionale della Florida. Sembra una palude, ma in realtà è un grande fiume in lento e continuo movimento. “Pa-hay-okee”, cioè ‘il fiume erboso’, nella lingua delle tribù indiane Seminole e Miccosukee che vivevano in queste terre. Questa immensa distesa di acquitrini, canali e isolotti è popolata da una fauna ricchissima che si avvista facilmente con visite libere o guidate. Gli alligatori americani, di colore verde scuro e nero col caratteristico dentone che sporge fuori dalla mascella, si vedono lungo tutto il percorso di visita del parco. Non è raro trovarseli davanti mentre attraversano tranquillamente la strada pedonale, o spaparanzati nel bel mezzo del sentiero di visita, creando comprensibile preoccupazione e impaccio per il superamento dell’ostacolo vivente, che se inavvertitamente calpestato potrebbe arrabbiarsi. Dopo avere scattato foto nelle Everglades controllate bene i dettagli: quasi sicuramente sullo sfondo di qualche scena vedrete dei neri musi dentati della cui presenza non vi eravate accorti. Ricchissima l’avifauna, con le bellissime anhinga dal lungo collo bianche, blu e cinerine, cormorani dagli occhi verdi e una nutrita varietà di cicogne, jabiru, aquile e pellicani. Non è raro cogliere uno di questi uccelli mentre acchiappa e inghiotte un pesce tra le ninfee di palude. Essere un pesce non deve essere molto tranquillizzante in questo parco, visto il gran numero di predatori circolanti, ma i grandi mayabì simili a lucci sembrano non farci caso, o forse si sono rassegnati a un destino incombente, chissà.

Più difficile avvistare i manatee, i lamantini, anche perché ne sono rimasti pochi dopo che le eliche delle imbarcazioni hanno fatto scempio della popolazione di questi pacifici pachidermi del mare, tranciando code e squarciando dorsi. Chi visita il Miami Seaquarium    rimarrà colpito osservando in una grande vasca alcuni di questi pacifici animali squarciati di ferite, con le grandi code palmate ricucite al corpo in modo da consentirgli di nuotare.

Già che siete lì, andate a vedere lo spettacolo della primadonna dell’acquario: Lolita the killer whale, l’orca assassina. Magari evitate di sedere nelle file anteriori del piccolo waterdome: le gradinate più vicine alla piscina sono vuote perché lì c’è la splash zone, dove la doccia è assicurata quando l’enorme orca ricade in acqua dopo avere evoluito in aria ruotando su se stessa con una agilità e un’eleganza insospettate per un gigante di 8 tonnellate. A proposito di Lolita, molte sono le richieste degli animalisti perché l’orca venga rimessa in libertà.

A sud di Miami la statale US 1, una delle strade più panoramiche del mondo che percorre tutta la costa Est degli USA scendendo fin qui dal lontano Maine, si insinua per 200 km nel Mar dei Caraibi saltando di isola in isola su ponti di collegamento (tra cui  il 7 miles bridge lungo quasi 12 km), fino a raggiungere la punta estrema sudorientale degli USA a Key West. Le Keys (americanizzazione della parola spagnola cayo, cioè roccia) sono una collana di incantevoli isolette incastonate nell’azzurro del Mar dei Caraibi che si protendono fin quasi a toccare Cuba che sta poco più sotto. Foto di prammatica a Key West accanto al cippo colorato con scritto “90 miles to Cuba”. 

A nord di Miami ci sono punti di interesse magari meno noti e meno frequentati, ma non per questo privi di attrattive.

Per prima cosa gli amanti del viaggio “on the road” dovrebbero percorrere il Tamiami Trail, ovvero la strada che collega Miami a Tampa costeggiando il confine nord delle Everglades fino a raggiungere, sulla costa ovest, le aristocratiche Naples e Sarasota. Lungo il Tamiami Trail ci sono molti punti di imbarco da dove partono i famosi airboats, le barche piatte con propulsione a turboelica esterna costruite apposta per attraversare stagni e zone inondate. Il tour su queste barche, direzionate con spostamenti del timone esterno come la coda di un aereo, permette di avere una visione diretta del parco attraversando canali, lagune e praterie di alghe e vegetazione di palude non altrimenti raggiungibili.

A nord di Miami si distende un litorale di sabbia dorata tra cui c’è solo l’imbarazzo della scelta: Hollywood, Fort Lauderdale, West Palm Beach, Pompano Beach, Jupiter Island, Cocoa Beach, fino ad arrivare dopo circa 300 km di spiagge infinite a Cape Canaveral.

Il Kennedy Space Center (cioè Cape Canaveral), da dove partivano fino a qualche anno fa le missioni spaziali prima del ridimensionamento del programma di esplorazione dello spazio, è un must che non si può mancare. Da qui partirono le numerose spedizioni Mercury, Gemini e Apollo, compreso l’Apollo 11 che raggiunse la luna nel lontano 1969. Nella base sono esposti i quadri comando, i razzi vettori, gli stadi, le capsule ed c’è in bella mostra il LEM, il chiacchieratissimo e discusso modulo lunare che si sarebbe posato sulla superficie del nostro satellite. Il condizionale è d’obbligo, viste le numerose obiezioni e i dubbi sulla veridicità della missione sollevati negli ultimi anni.

Una sessantina di km a nord di Cape Canaveral c’è il famoso ovale di Daytona, dove si svolgono numerosi eventi motoristici, soprattutto le gare del circuito Nascar e di speedway che appassionano gli americani. Se scegliete Daytona Beach come spiaggia per il relax, scoprirete che ci potete arrivare con la macchina, parcheggiandola sulla spiaggia proprio dietro di voi, fatte salve alcune ovvie regole di occupazione dello spazio. Probabilmente questo è l’unico posto al mondo dove è permesso portare la macchina in spiaggia.

Piaccia o non piaccia, una visita al vicino Orlando Disneyworld è d’obbligo. Magari conviene scegliere solo un parco a tema tra Magic Kingdom, Hollywood Studios, Sea World, Legoland e gli altri che vengono creati di anno in anno. Per i miei gusti personali uno solo basta e avanza.

Quasi sconosciuta è la costa a nord di Daytona, dove invece si trovano una serie di swamps (aree umide) poco visitate e frequentate: Tomoka Aquatic Preserve, Bulow Creek State Park, Matanzas National Preserve, Fort Clinch State Park. Al confine con la Georgia, nelle grandi foreste paludose di Okefenokee e Osceola (quest’ultima porta il nome  dell’ultimo grande capo Seminole che si oppose all’esercito americano) vivono alcuni grandi coccodrilli americani, specie diversa e di dimensioni maggiori rispetto all’alligatore, e gli ultimi esemplari di orso nero della Florida. In queste riserve è possibile vedere la fauna tipica della Florida senza l’affollamento dei parchi del sud.